VMware NSX: uno dei fondamenti del SDDC

VMware NSX è uno dei pilastri sui quali si appoggia la strategia di VMware per il software-defined data center (SDDC). Il principio è quello di estendere le caratteristiche della virtualizzazione quali: astrazione, pooling di risorse, automazione e controllo dalla parte computing alla rete ed allo storage. La virtualizzazione di questi due ultimi elementi consentirà ai datacenter ed ai loro amministratori di superare le barriere del mondo fisico migliorando la velocità e l’agilità nella gestione riducendone i costi.

NSX è la piattaforma di virtualizzazione del network e della sicurezza disponibile per ambienti vSphere e non. NSX can può essere amministrato attraverso la vSphere Web Client, via riga di comando (CLI), e attraverso le REST API. Lo scopo della soluzione è fornire una piattaforma che, al pari di quello che è successo per le virtual machine, consenta di amministrare in modo efficace da un’unica interfaccia il networking della propria infrastruttura, “riproducenco” i layers dal 2 al 7 come conosciuto nei modelli di rete.

Se la rete è l’elemento più noto/citato del lavoro di NSX, il prodotto offre un nuovo modello di gestione della sicurezza della rete grazie a Security Profiles che possono essere distribuiti e quindi “imposti” a livello delle porte virtuali sulle quali insistono le VM.

NSX mette a disposizione dell’ambiente una libreria di servizi di rete la cui combinazione contribisce alla messa in opera di complesse architetture di rete senza alcuna specifica richiesta sulle VM già in esecuzione. Si parla di servizi come:

  • logical switches
  • logical routers
  • logical firewalls
  • logical load balancers
  • logical VPN

La messa in opera di questi servizi logici può essere fatta e mantenuta indipendentemente dagli apparati fisici a disposizione separando, di fatto la parte di configurazione, “detta control plane”, da quella fisica dove avviene il trasferimento dei dati detta “IO plane”

Alcuni esempi per la messa in opera di NSX possono essere:

  • automazione del Datacenter,
  • velocizzazione nel fornire la rete ai servizi applicativi
  • semplificazione dell’eterogeneità dell’hardware
  • semplicità di interconnessione tra applicazioni “private” e quelle ospitate nei cloud pubblici

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina del prodotto sul sito VMware

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Modulo integrazione vCloud Air in vSphere 6

Nella homepage del vSphere Web Client nella versione 5.5 appariva in bella mostra l’icona del plug-in di vCloud Air (prima ancora vCloud Hybrid Services), software non disponibile invece in vSphere 6.

vCloudAir-Plugin in vSphere 5.5

vCloudAir-Plugin in vSphere 5.5

L’integrazione con vCloud Air è ora disponibile attraverso l’installazione di “vCloud Air Hybrid Cloud Manager”, nuova applicazione che consente a vSphere di comunicare direttamente con l’ambiente vCloud Air e progettato per:

  • avere un unico punto di controllo ed amministrazione delle VM sia nel proprio ambiente (on-premises) che di quelle presenti nel cloud attraverso vSphere Web Client;
  • migrare, in modo bidirezionale da una location all’altra e solo con un minimo downtime, i propri workload/servizi composti siano essi compoosti da singole VM oppure da un gruppo, senza la necessità di alterare o riconfigurare le applicazioni;
  • avere la possibilità di portare la rete aziendale all’interno dell’ambiente vCloud Air attraverso VPN Layer 2, consentendo alle VM di mantenere gli stessi IP e MAC address

Diversi possono essere i casi d’uso di questo nuovo Plug-in:

  • estendere la batteria delle applicazioni aziendali nel cloud senza dover cambiare le procedure di deployment o le proprie VM;
  • sfruttare le risorse esterne per i workload di test e di sviluppo che potrebbero consumare le risorse del proprio datacenter interno;
  • collocare nel cloud le applicazione mobili/web, destinate a soggetti esterni all’azienda mantenendone il controllo con gli strumenti già conosciuti in azienda.

E possibile avere maggiori informazioni nella vCloud Air Hybrid Cloud Manager.

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Cloud Pubblico quale “sito” per il proprio DR

E’ innegabile che con la virtualizzazione e la conseguente trasformazione in software (VM) di ciò che prima era hardware, affrontare il tema del Disaster Recovery si è semplificato, anche se non sempre economico. VMware con vCenter Site Recovery Manager, ha proposto la sua soluzione per indirizzare la questione supportando da subito la replica del dato via array e, successivamente, attraverso l’host (host-based). Ciò che fino a qualche tempo fa non poteva essere evitato era l’esistenza di un sito secondario nel quale inviare il dato, vincolo non sempre semplice da superare che, oltre alla proprietà dell’infrastruttura (se non delle pareti) implicava la manutenzione della stessa.

Nell’era del Cloud, del “qualsiasi cosa as a service”, non potevano mancare le proposte di DRaaS che permettono rendere ancora più “popolare” l’adozione di una soluzione di protezione del proprio datacenter. Il DRaaS fa comunque sorgere altre tipologie di questioni come: la piattaforma di partenza e quella di destinazione, quale strumento di replica usare, la possibilità di testare il piano di DR, il livello di automazione fornito in caso di disastro e, non per ultimo, la possibilità di tornare indietro (failback).

VMware attraverso i suoi servizi vCloud Air ha una specifica offerta chiamata appunto VMware vCloud Air Disaster Recovery Services concepita intorno al concetto di “one-cloud” che promette al consumatore di utilizzare gli strumenti di VMware sia a casa propria che nel Cloud (di VMware). Il servizio è stato pensato per offrire ai clienti vSphere la protezione delle VM replicandole con vSphere Replicator attraverso la sottoscrizione di un abbonamento che, oltre al dimensionamento delle risorse, prevede anche una durata (dal singolo mese ai 3 anni). Per maggiori informazioni è possibile consultare le VMware vCloud Air Disaster Recovery – FAQ.

Cosa è cambiato dopo il VMworld US 2015?

Nella prima “vita” del servizio non si poteva parlare di un vero e proprio DR gestito in quanto non era possibile creare (quindi gestire) un piano di DR; tuttavia era consentito automatizzare i processi grazie all’installazione del plug-in per vRealize Orchestartor.

Nel recente VMworld 2015, appena concluso negli Stati Uniti, VMware ha annunciato una serie di miglioramenti:

Disater Recovery OnDemand: si tratta di una opzione nella quale il vendor aggiungerà una opzione per il pagamento di quanto si sta utilizzando, ovvero il consumatore pagherà una cifra flat per ogni VM protetta e per il relativo consumo di spazio. In caso di test del DR o in caso di disastro il cliente pagherà la componente computazionale per le VM in esecuzione. Se un’azienda dovesse decidere di rimanere nel cloud a seguito di un disastro sarà solo necessario convertire il contratto per il servizio di DRaaS in quello vCloud Air Virtual Private Cloud;

Site Recovery Manager Air: è la declinazione di “VMware vCloud Air Disaster Recovery” per tutti i clienti che hanno apprezzato le funzionalità di SRM senza la necessità di dover installare nella propria infrastruttura il software ed affrontare i relativi processi di aggiornamento. Questa soluzione fornisce tutti gli strumenti per la progettazione, il test, l’esecuzione e l’orchestrazione dell’intero progetto di business continuity e disaster recovery in modalità “self-service”.

VMware vCloud Air Disaster Recovery OnDemand e Site Recovery Manager Air saranno disponibili a nell’ultimo quadrimestre del 2015 per il clienti “early access program”

Per maggiori informazioni è possibile consultare gli articoli:

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Migrare da vCenter su MS-Windows al vCenter Server appliance

Un tassello mancante dall’introduzione di del vCenter Virtual Appliance (VCSA) è uno strumento che possa consentire la migrazione tra le due piattaforme sia per il sistema operativo che per il database. La risposta a questa esigenza arriva, ancora una volta, dai flings di VMware, trattasi quindi di un software distribuito “as is” quindi è necessario leggere attentamente requisiti e limiti e considerare che in specifiche situazioni la migrazione potrebbe non essere “smooth”. Il VCVA Converter Appliance è una VM che consente di migrare il vCenter Server su Windows con un DB esterno basato su Microsoft SQL, verso il vCenter Server Appliance usando il DB embedded ovvero vPostgres database. Il risultato sarà che il sistema target appliance utilizzerà lo stesso IP del vCenter di partenza. Tra i requisiti:

  • vCenter Server su Windows a partire da vSphere 5.5
  • la versione del VCSA (target) dovrà corrispondere al vCenter di partenza (esempio da vCenter Server Windows 5.5u1 verso VCSA 5.5u1)
  • il VCSA dovrebbe essere configurato con lo stesso numero di CPU e la stessa quantità di memoria del vCenter Windows
  • tutte le componenti di vCenter (Inventory Service, vSphere Web Client, VMware Single Sign On) devono essere installate sullo stesso host del vCenter Server
  • Il DB server deve essere esterno ovvero SQL Server e vCenter Server devono risiedere su host separato
  • il DB server supportato è Microsoft SQL è 2008R2
  • l’appliance per la migrazione deve essere in grado di comunicare sia con il vCenter sorgente ed il relativo DB server e con il VCSA di destinazione,

Tra le limitazioni della versione 0.9

  • SQL Express Database non è supportato
  • Gli script degli allarmi non vengono migrati
  • Le configurazioni legate alla Linked Mode non vengono migrate
  • i plug-in non vengono migrati
  • la migrazione richiede il downtime del vCenter Server

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina relativa al flings.

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VMworld USA 2014 – General Session: review (parte 3)

Questo articolo riprende le tematiche anticipate nei precedenti post:

La presentazione passa ai temi legati all’End-User Computing (EUC), dove vengono mostrate le milestones raggiunte da VMware mese dopo mesi evolvendo da VDI al DaaS (Desktop as a Service). Oltre a Horizon 6 ed alle nuova pacchettizzazione della suite, già nota prima del VMworld, è stata annunciata la Workspace Suite. Questa nuova suite è un “soft bundle”, una somma di prodotti più che un’unica soluzione, che comprende:

  • AirWatch Management Suite: per i dispositivi mobile e per le applicazioni (MDM MAM);
  • Horizon 6: VDI e RDS;
  • Secure Content Locker: sincronizzazione e condivisione file;
  • VMware Workspace Portal: aggiornamento dell’attuale workspace

Per maggiori informazioni è possibile andare alla pagina: “VMware Unifies Mobile, Desktop and Content Management With VMware Workspace Suite

L’ultima parte dell’intervento è stata dedicata al Cloud Ibrido.

In materia di Hybrid Cloud il servizio vCloud Hybrid Services (VCHS) viene rinominato in vCloud Air e, oltre a fornire servizi IaaS avrà speciali declinazioni per DRaas, DaaS e PaaS.

Smarcata la nuova denominazione vengono argomentati i motivi a sostegno del passaggio ad un ambiente cloud ovvero: agilità, efficienza e contenimento dei costi. In riferimento al mercato viene mostrata una slide con le proiezioni numeriche e VMware indica che negli ultimi mesi si è assistita ad una progressione esponenziale nelle migrazioni tali da far credere che sia l’inizio di un trend:

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Riguardo gli obiettivi i servizi VMware si vanno ad integrare a quelli già esistenti in azienda e questo rappresenta punto di forza nella proposta VMwara rispetto alle proposte cloud di altri provider che non si avvalgono della piattaforma del vendor:

VMW-VMWORLD2014-CLOUDAIR-PLATFORM

Nel corso dell’anno rafforzerà la presenza in EMEA e aprirà in Asia, attualmente a livello mondiale ci sono 3900 partner che offrono soluzioni cloud basate su tecnologia VMware. Inoltre i Datacenter VMware avranno ulteriori “specializzazioni”: per i soli Stati Uniti, creerà nei prossimi mesi appositi ambienti idonei ad ospitare i servizi del Governo Federale in ottemperanze delle specifiche norme sulla compliance e si assisterà all’introduzione di altri servizi per le aziende (attualmente sono in beta) quali:

  • DBaaS: al momento MY SQL e MS-SQL:
  • Object Storage: basato su EMC ViPR
  • Servizi per la mobility: basati su Air Watch
  • Cloud Management: basato su vRealize Air Automation

VMW-VMWORLD2014-CLOUDAIR-SERVICES

Per ulteriori informazioni è possibile consultare le pagine:

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VMworld USA 2014 – General Session: review (parte 2)

Questo articolo riprende le tematiche anticipate nel post precedente: VMworld USA 2014 – General Session: review (parte 1).

Pur rimanendo sul pilastro Software Defined Data Center, la discussione si è spostata “sul come” sfruttare le potenzialità dell’infrastruttura ed in modo particolare sono state messe a confronto le le “applicazioni tradizionali” vs “le applicazioni sviluppate per il cloud”.

Torna in gioco il concetto del “potere dell’AND” e il CEO VMware riferisce che non ci devono più essere separazioni tra questi mondi/visioni. Rimarcando la via aperta gli anni addietro sull’apertura dei prodotti VMware al cloud multi piattaforma Pat Gelsinger ha annunciato la beta per il supporto di infrastrutture basate su OpenStack. Questa apertura è rivolta anche ad altre tecnologie come Frameworks e Containers che permetteranno alle tecnologie VMware di diventare il punto di ingresso della “piattaforma allargata” idonea soddisfare i requisiti sia di sviluppo sia di consumo per tutte le applicazioni.

VMW-VMWORLD2014-ONEPLATFORM

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina: “VMware Teams With Docker, Google and Pivotal to Simplify Enterprise Adoption of Containers

Ulteriore argomento trattato è quello della sicurezza. La Security rappresenta sicuramente uno dei punti di resistenza nell’approcciare il cloud, nel corso degli anni e delle release dei prodotti l’infrastruttura VMware è stata migliorata intorno a questo aspetto partendo dalla famiglia vShield, passando da vCloud Network and Security (vCNS) arrivando ai giorni nostri a parlare di Software Defined Network e di NSX.

Slogan come “coraggio ed innovazione” tornano ad essere un tema centrale e, per rafforzare il messaggio, viene riferito che intono a NSX ci sono più di 40 partner tecnologici e 14 soluzioni integrate con ben 150 clienti corporate a livello mondiale che già sfruttano questa tecnologia, inoltre sono state rafforzate le partnership con Arista, HP, Dell e F5.

Per maggiori informazioni è possibile consultare le pagine:

Ulteriore distintivo per VMware è il riconoscimento da parte di Gartner che colloca il vendor come primo ISV ad entrare nei quadranti magici relativi al networking, nell’area visionari, con una soluzione 100% software.

Proseguire con “VMworld USA 2014 – General Session: review (parte 3)

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VMworld USA 2014 – General Session: review (parte 1)

Il 25 Agosto è iniziata l’edizione americana del VMworld 2014 e nella Geneal Session VMware conferma i pilastri della propria offerta: SDDC, EUC e Hybrid Cloud. Il messaggio introduttivo è molto “personale”: si parla di amministratori IT coraggiosi, vincenti; si parla anche del “potere dell’AND” in contrapposizione a quello del “contro”, rimarcando l’apertura verso altre piattaforme cloud.

VMW-VMWORLD2014-ANDPOWERQuesto post è la prima parte della review relativa alla General Session che entra nel merito dei 3 pilastri menzionati poco sopra.

Software Defined Data Center

Il SDDC si basa su un serie di stack:

  • Computing: area coperta da vSphere, annunciata la versione 6.0 anche se in beta;
  • Networking: stack in gestione a NSX;
  • Storage: terreno per Virtual SAN, annunciata la beta 2.0, e introdotti i Virtual Volumes quale tecnologia Software Defined Storage aperta agli storage vendor;
  • Management: al vCenter Operations Manager si aggiunge la vRealize Suite che contiene tutti gli strumenti di gestione di ambienti cloud ibridi (automazione ed operations)

Sull’ultima componente VMware ha precisato che i prodotti nell’area “Management Operations”  verranno ribrandizzati sotto il nome vRealize, mentre in tema di nuovi rilasci oltre, a vSphere 6 e vSAN 2 entrambe in beta, è stata annunciata la vCloud Suite 5.8, per maggiori dettagli è possibile cosultare la pagina: “VMware Delivers New Innovations for the Open, Agile, Secure Software-Defined Data Center

Nel corso della presentazione VMware ha dato molto rilievo all’hardware, quale elemento basilare la messa in opera dell’infrastruttura, infatti il SDDC rappresenta la meta che può essere raggiunta con tre differenti approcci in relazione alle componenti fisiche:

  • Built Your Own: ambienti tradizionali basati su singoli dispositivi disgregati;
  • Converged Infrastructure: soluzioni come VCE;
  • Hyper Converged Infrastructure: in questo contesto è stata presentata la famiglia VMware EVO.

Con la famiglia EVO, VMware  non intende entrare nel mercato dell’hardware, ma propone un bundle di software ad una lista di partner qualificati. VMware EVO ha 2 specifiche declinazioni:

  • VMware EVO Rail: il cui principio è di rendere facile e veloce (si parla di 15 minuti) il deployment di Datacenter Software Defined. Per maggiori dettagli http://www.vmware.com/files/pdf/products/evo-rail/vmware-evo-rail-introduction.pdf
  • VMware EVO Rack: trattasi di una technology preview, l’idea è di sviluppare il principio di EVO RAIL e di scalare ancora più grandi anche grazie all’aggiunta di ulteriori pacchetti software.

L’annuncio relativo a VMware EVO è disponibile alla pagina “VMware Unveils EVO: RAIL — The Fastest Way to Build and Deploy a Software-Defined Data Center

Proseguire con “VMworld USA 2014 – General Session: review (parte 2)

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Atlantis ILIO per VDI: pronti…partenza…

…VIA; il traguardo è visibile ma l’arrivarci potrebbe essere complicato.

Nella progettazione di un ambiente per la virtualizzazione dei desktop il corretto dimensionamento dello storage è un argomento tanto chiave quanto complicato e se lo storage è già presente e non idoneo i margini d’azione sono pochi.

Atlantis ILIO per VDI è una prodotto che può venire in aiuto e rendere realizzabili progetti che altrimenti dovrebbero essere abortiti. La proposta di Atlantis Computing prevede 2 soluzioni:

  • Atlantis ILIO Diskless VDI;
  • Atlantis ILIO Persistent VDI

Atlantis ILIO Diskless VDI è l’unica soluzione 100% software che permette di creare vDesktop senza la necessità di usare storage, sfruttando la RAM locale del server. L’uso della memoria e della tecnologia di ottimizzazione dello storage in-memory (Atlantis ILIO In-Memory Storage Optimization Technology) consente di ottenere postazioni virtuali economiche e con prestazioni superiori a quelle dei PC fisici. La RAM, in qualità di storage primario per i vDesktop, assicura che tutte le attività disco avvengano alla velocità della memoria eseguendo task come accensioni, logon, avvio di applicazioni in pochi secondi ed eliminano il traffico IO sugli apparati dello storage. Spostando l’attenzione dall’esperienza utente all’amministrazione, il personale proposto alla gestione potrà eseguire operazioni che coinvolgono centinaia di VM, come il deploy, refersh e recompose, senza dover attendere ore per il compimento del task.

Atlantis ILIO Persistent VDI, respetto al prodotto precedente, è la soluzione per gli utenti che desiderano disporre in un desktop persistente, che possa comunque avere notevoli prestazioni. Come per il pacchetto precedente la RAM può essere utilizzata per assorbire il carico di lavoro prima che questo tocchi lo storage primario, riducendo notevolmente (fino al 95%) la richiesta di IO da parte di un virtual desktop. Atlantis ILIO Persistent VDI può di fatto funzionare in 2 modalità:

  • In memory: la RAM del server viene usata come storage primario per garantire la massima esperienza utente, mentre una piccola parte di storage esterno persistente viene sfruttata per la protezione del dato e la sua disponibilità;
  • VDI Disk-Backed: rappresenta l’opzione migliore per le infrastrutture che dispongono già di storage che necessitano di uno strumento che possa ottimizzare l’ambiente. In questo scenario una parte della RAM viene usata in qualità di cache per assorbire tutte le richieste IO, mente lo storage persistente rimarrà lo storage primario.

In sintesi l’adozione Atlantis per ambienti VDI produce i seguenti benefici:

  • eccezionali prestazioni dei vDesktop;
  • drastica riduzione dei requisiti dello storage;
  • eliminazione dei rischi dovuti ai colli di bottiglia dello storage esistente;
  • possibilità di utilizzare qualsiasi tipo di storage (DAS, NAS, SAN) e sistema;
  • supporto multivendor: Citrix XenDesktop e VMware Horizon View con qualsiasi hypervisor (VMware, Microsoft e Citrix).

Per Maggiori informazioni è possibile consultare le seguenti pagine sul sito del produttore:

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VMware vSphere Data Protection Advanced (VDPA)

A partire dalla versione 5 di vSphere, VMware ha introdotto, dall’edizione Essentials Plus, il software di backup vSphere Data Protection (VDP). Si tratta della soluzione “appliance-based” per la protezione dei dati basata su EMC Avamar che si integrata con la vSphere Web Client. Oltre alla soluzione compresa nella suite, VMware ha nel proprio catalogo prodotti la versione Advanced che estende le caratteristiche di VDP sotto diversi profili:

  • scalabilità: la singola virtual appliance è in grado di proteggere fino a 200 VM, con la possibilità di ingrandire dinamicamente la capacità di protezione fino a 8 TB-,
  • maggior protezione: oltre alla protezione attraverso il backup full image agentless fornisce anche la protezione a livello applicativo per MS SQL, Exchange e SharePoint anche per server fisici;
  • replica dei backup: sistema efficiente per la replica criptata off-site del dato anche attraverso la WAN

La versione 5.5 del prodotto, inoltre, introduce le seguenti funzionalità:

  • integrazione con EMC Data Domain, usando VADP quale front-end;
  • flessibilità sulla schedulazione e per la retention: è possibile selezionare quale backup replicare definendo policy di retention e pianificazione indipendenti;
  • diversificazione delle tipologie di replica: uno-a-uno, uno-a-molti, molti-a-uno;
  • disponibilità di molteplici target per la replica: VDPA può replicare su un altro VDPA appliance, EMC Data Domain e EMC Avamar;
  • verifica automatica dei backup: grazie al restore automatico in ambiente isolato;
  • agenti per MS SharePoint: garanzia della consistenza applicativa;
  • agenti per MS Exchange: per il restore a livello delle singole mailbox di Exchange;
  • supporto per server fisici: utilizzo degli agenti per le applicazioni supportate anche su server fisici;
  • restore granulare dei virtual disk (VMDK) e File Based Restore;
  • restore di emergenza: “direct-to-host” in caso di indisponibilità di vCenter;

vSphere Data Protection Advanced può essere acquistato come licenza per CPU.

Attualmente VADP non è in grado di proteggere ambienti basati su vCloud Director e Horizon View.

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina su sito del produttore.

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vCenter Server Heartbeat – EOL

VMware ha annunciato la fine della disponibilità di vCenter Server Heartbeat a partire dal 2 giugno. Il prodotto arrivato alla versione 6.6 quale supporto a vSphere 5.5, rappresentava l’unica soluzione, supportata da VMware, per la protezione di VMware vCenter Server quale applicazione Windows in ambiente fisico o in ambiente virtuale, in questo caso come alternativa a vSphere HA.

VMware avrebbe deciso di provvedere alla protezione di vCenter Server attraverso una propria alternativa soluzione che al momento non è ancora disponibile, tuttavia la best practices del vendor in materia di alta affidabilità del vCenter passa dalla sua installazione quale VM collocato in un cluster in cui vSphere HA sia stato configurato, meglio ancora se si dispone di un Cluster di management ovvero un pool di host ESXi dedicato ad ospitale le virtual machine per la gestione della propria infrastruttura. Senza dimenticare che oltre all’alta affidabilità, vCenter Server dovrà essere sottoposto a backup periodici.

Ovviamente la manutenzione al prodotto continuerà secondo le policy di VMware in materia di ciclo di vita dei prodotti (VMware Life Cycle policy), fino al 19 settembre 2018.

Per maggiori dettagli è possibile consultare l’annuncio sul sito VMware.

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